TRAGEDIA della MARMOLADA, salgono a 11 i morti: i nomi delle VITTIME

Pubblicato il 9 Luglio 2022 alle 1:42

TRAGEDIA MARMOLADA – Nelle ultime ore è stato possibile identificare grazie al test del DNA, l’11ª vittima della Tragedia della Marmolada: lo hanno confermato poco fa le fonti investigative. Il bilancio del disastro di domenica scorsa ora sembra quindi definitivo.

Gli inquirenti sono riuscite nelle ultime ore a confermare i nomi delle vittime finora non riconosciute. Alle 6 vittime identificate subito, cioè 3 veneti (Filippo Bari, Paolo Dani e Tommaso Carollo), una donna trentina (Liliana Bertoldi) e 2 turisti della Repubblica Ceca (Pavel Dana e Martin Ouda). Oggi si aggiungono altri 5 nomi: i coniugi Davide Miotti ed Erica Campagnaro, i fidanzati Manuela Piran e Gianmarco Gallina, e il 22enne Nicolò Zavatta.

Un ghiacciaio caratterizzato da una dinamica sostanzialmente bloccata, in fortissimo ritiro, così compromesso da essere considerato pressoché morto da un punto di vista glaciologico. L’unico dinamismo è dato dalla gravità che agisce sul ghiaccio, testimoniato dalla presenza di alcuni seracchi, ma di nuovo ghiaccio non se ne produce più da tempo. Crolli e movimenti sono caratteristici di ghiacciai che trasferiscono massa da monte a valle, ci sono ghiacciai che difatti risultano monitorati, proprio per valutare rischio di crolli. Per tornare dunque alla domanda sulla prevedibilità, date le caratteristiche della Marmolada, nessuno si aspettava che si verificasse un crollo come quello di domenica scorsa. Eventi così sono molto difficili da prevedere. Ovviamente una volta che succedono cose simili, tutto cambia, e magari già da oggi o domani si inizierà a monitorare anche questo tipo di ghiacciai.

“Osservando le immagini prima e dopo il crollo si vede che dove ora c’è la scarpata di ghiaccio esposta, dunque dove è avvenuta la rottura della massa glaciale, c’erano dei crepacci. In alcune foto amatoriali si notavano già lo scorso autunno. Ora bisognerà capire se la presenza di quei crepacci abbia favorito l’accumulo di acqua di fusione nella profondità del ghiacciaio, fenomeno che da un lato va a lubrificare la massa glaciale, dall’altra aumenta pressioni e pesi in gioco, indebolendo ulteriormente la struttura dei ghiacciai”.

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