Terrorismo sul CORONAVIRUS, la Regione Sicilia querela sito di meteo: “Situazione fuori controllo” è una menzogna!

Pubblicato il 23 Agosto 2020 alle 2:12

Che sul Coronavirus vi sia eccessiva disinformazione e dannoso allarmismo, è un dato di fatto. Sminuire il pericolo è sicuramente controproducente, ma terrorizzare gli italiani con titoli allarmistici è il modo più errato per indirizzare verso comportamenti corretti e incentivare il rispetto delle regole. “In Sicilia situazione Covid fuori controllo”, così un giornale online – il meteo.it – ha titolato un articolo sulla situazione contagi in Sicilia. Ma è tutto falso e il giornale si è beccato una denuncia da parte dell’assessore alla Sanità della Regione Siciliana. Ruggero Razza non ci sta perché non è vero, come si racconta nell’articolo in questione, che le terapie intensive siano piene di giovani.

“Il meteo.it sta diffondendo una notizia falsa. Tanti giovani in terapia intensiva (afferma il meteo.it). Non è vero. Una situazione fuori controllo (dice sempre il sito). Una menzogna. Avvieremo un’azione legale. Sono criminali”. Così Razza sui social, promettendo una guerra giudiziaria senza tregua, nonostante il meteo.it abbia cercato di sostenere le proprie tesi con alcuni dati sulla Sicilia, che la indicano come regione con il peggiore indice di contagio in Italia, e rivelano un incremento dei casi che riporta alla situazione di aprile. Il sito si spinge addirittura a paragonare la Sicilia alla Lombardia. Ma di scientifico, in queste tesi, c’è poco o nulla: si tratta di dati presi qua e là, appositamente e arbitrariamente messi insieme per sostenere le proprie opinioni e dunque generare confusione in chi legge.

C’è un dato, in particolare, sul quale Razza punta l’accusa e che contesta al giornale: il numero di giovani in terapia intensiva. Tutto falso. Un episodio, questo, che accende un enorme faro sul problema di utilizzo dei dati da parte giornalisti. E’ quanto mai fondamentale che i dati vengano riportati in maniera schematica e scevra da opinioni personali. Queste ultime, lungi dall’essere vietate, devono essere però separate dai dati e facilmente riconoscibili dal lettore. L’etica giornalistica prevede questo e qualsiasi altro modo di informare diventa un voler condurre l’opinione pubblica verso un obiettivo predefenito. La querela di Razza arriva in un momento propizio: è necessario scremare i giornalisti dagli allarmisti, in tempo d’emergenza più che mai.

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