STORIE e TRADIZIONI del Monte Lesima, la vetta con il “RADAR FUTURISTICO” degli anni 80

Pubblicato il 25 Novembre 2020 alle 1:18

Il Monte Lésima (1724 m) è la cima più alta di tutta la Catena dell’Ántola, e una delle montagne più elevate dell’Appennino Ligure; è superata solamente da alcune vette che sorgono più a est, tra le valli Áveto, Nure e Taro. Non sorge sull’asse principale della catena montuosa, in questo tratto rappresentato dallo spartiacque tra Trebbia e Stáffora, ma su una diramazione: essa si origina presso il nodo del Monte Tártago (1683 m), uno spallone erboso che costituisce l’anticima nord-ovest del Lésima, e si tiene in quota fino alla cima principale della montagna; subito oltre, invece, perde improvvisamente più di 1300 metri di quota, precipitando verso la gola del Fiume Trebbia con ripidissimi costoni boscosi e profonde forre dove affiorano fitte stratificazioni rocciose.

Il Lésima si presenta come una gigantesca piramide allungata verso nord-ovest, dalla cresta sommitale erbosa e dai fianchi coperti dalle faggete. Verso nord-est la cima è sorretta da una paretina verticale di rocce stratificate, chiamata localmente Rocca del Lupo a causa di un lupo che vi sarebbe precipitato; in inverno, quando la roccia è incrostata di ghiaccio, viene utilizzata come palestra dagli alpinisti che vogliono dedicarsi a vie di misto. Sulla cima sorge una grande croce metallica, benedetta il 3 novembre 1954 con una messa che richiamò in cima alla montagna quasi tutti gli abitanti dei paesi vicini.
Accanto alla croce, alla fine degli anni ’80, è stato costruito un gigantesco impianto radar a forma di geoide, che viene utilizzato dall’ENAV per controllare il traffico aereo di molti aeroporti italiani, e anche di quelli di Zurigo e Marsiglia. La grande sfera bianca è ben visibile anche da lontano, e rende inconfondibile il Monte Lésima. Un tempo era continuamente presidiato da personale specializzato, mentre oggi ha funzionamento aumatizzato, e viene presidiato a distanza. L’impianto radar viene raggiunto da una stradina asfaltata che sale dai pressi del Passo della Ritorta, ma che è sempre chiusa al traffico; quindi, per fortuna, la cima è ancora raggiungibile solo a piedi.

​La presenza dell’enorme radar dall’aspetto futuristico (costruito alla fine degli anni 80) contrasta un po’ con il fascino selvaggio di questa grande montagna, ma alla fine non l’ha rovinata. I sentieri che la risalgono attraversano angoli estremamente suggestivi, e dalla vetta si gode di un panorama vastissimo: tutto l’Appennino Ligure, il mare, la Pianura Padana e l’arco delle Alpi; spettacolare il panorama aereo sulla media Val Trebbia, incassata e selvaggia.
La leggenda racconta che il condottiero Annibale, durante la sua avanzata verso Roma, passò da queste montagne; effettivamente in Val Boreca (la valle compresa tra il Monte Lésima e il Monte Alfèo) si trovano moltil luoghi dai toponimi africaneggianti: i paeselli Artana, Bogli, Tártago, Zerba e Vesimo, o anche lo stesso Torrente Boreca. Probabilmente il motivo di questo passaggio, se effettivamente avvenuto, era il farsi un’idea della geografia del luogo, sfruttando l’ampia visuale che si ha da questi monti. Secondo alcuni, il toponimo Lésima sarebbe derivato da mons lesae manus, in quanto Annibale si sarebbe ferito alla mano durante la salita; come scriveva Oròfilo nel 1892, però, questa interpretazione appare abbastanza fantasiosa: pare poco probabile che Annibale, feroce nemico di Roma, parlasse latino, e comunque all’epoca di quel passaggio, il latino non era neanche una lingua diffusa nelle valli liguri. Pare invece più probabile che il toponimo derivi dal dialettale lesa, che significa “slitta”.

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