In ITALIA facciamo la “voce grossa”, in EUROPA “no”: meno pensiamo all’Europa e meglio sarà per noi

Pubblicato il 11 Aprile 2020 alle 5:46

Avevamo bisogno soltanto che si stampasse un po’ di moneta per commissionare lavoro e far ripartire le aziende ed i loro occupati, perché dopo l’emergenza si iniziasse nuovamente a produrre.

I coronabond e gli eurobond sarebbero stati un ripiego perché comunque prestiti a debito e, avendo l’Italia un rapporto Debito/Pil fortemente pregiudicato, comunque avrebbe dovuto utilizzare quei soldi in maniera più produttiva di quanto potesse costarle la restituzione.

tampare moneta avrebbe significato che i soldi sarebbero stati divisi pro/quota tra gli stati europei in proporzione al numero degli abitanti di ciascuno stato.

Stampare moneta per la nostra economia sarebbe stato fondamentale perché avremmo percepito somme non a debito, che se investite nel lavoro avrebbero generato produttività e quindi, crescita.

Come del resto faranno gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e già hanno fatto i Cinesi.

Ma i tedeschi e gli olandesi come del resto tutta l’area baltica hanno una economia diversa dalla nostra per cui l’immissione di nuova moneta avrebbe generato inflazione che per un paese come l’Italia avrebbe contribuito al rilancio delle esportazioni, ma che invece per paesi in eccesso di surplus avrebbe generato un nefasto indebolimento dell’euro.

Paesi con l’8% di surplus non hanno tanto interesse ad ampliare ulteriormente le esportazioni, ma al contrario con una moneta forte, soprattutto a valle di una crisi, avranno l’interesse inverso quello di acquistare pacchetti di controllo di società estere.

Approfittando della svalutazione delle altre monete, un euro forte consente alle nuove potenze dell’Europa continentale di acquistare marchi e brevetti a prezzi sempre più bassi (ad esempio se una società X valesse 10 dollari ed il dollaro si deprezzasse della metà rispetto all’euro, la si potrebbe acquistare con la metà degli euro), mentre sul fronte interno con l’introduzione del MES, il fondo salva stati, costituirà il mezzo legale perché le economie forti acquistino le economie deboli attraverso il “finanziamento condizionato” del loro indebitamento.

L’Europa non ha valenza politica, ma ha purtroppo valenza prevalentemente economica.

Ecco perché siamo stati costretti ad accordarci ed oggi la propaganda della Troika interna addirittura vorrebbe farci credere che il MES sia quasi una benedizione, quando invece non è null’altro che uno strumento legale negoziale di sottomissione delle economie in difficoltà.

Ecco perché in questa fase occorrerà fare attenzione a come ripartire.

Oggi, per contare in Europa occorre essere solidi economicamente.

L’Europa che avremmo voluto, avrebbe dovuto essere altra, ma negli anni novanta è stata costruita in questo modo e quindi occorre prenderne atto.

Meno pensiamo all’Europa e meglio sarà per noi.

I problemi che abbiamo in Italia dovremo risolverceli in casa, se poi non siamo all’altezza di farlo allo prendiamocela pure con l’Europa per celare i nostri insuccessi.Le chiacchiere stanno a zero, abbiamo votato tutte le nomine, abbiamo votato tutti i provvedimenti ed abbiamo ratificato ogni decisione economica.

Quindi, a fronte di rimostranze di mera facciata, nei fatti e negli atti risultiamo perfettamente allineati alle scelte europee.

Altro aspetto è che se si spendono 10 miliardi l’anno per stabilizzare la regalia dei cento euro, come ogni altra spesa che non vada nel verso dell’occupazione, come ad esempio quota 100, altri 10 miliardi, occorrerà chiarire come ciò avvenga.

L’onestà, a fronte di un budget complessivo per la spesa pubblica che diminuisce sempre di più, vorrebbe che fosse chiaro che se spendi 20/30 miliardi significa che da un’altra parte quei soldi li hai tagliati.

Al cittadino dovrebbe essere chiaro che cosa andrai a tagliare per finanziare una nuova spesa e quindi, poter dare un giudizio in merito al bilanciamento degli interessi tutelati tra ciò che prevedi di perdere a fronte di ciò che prevedi di finanziare.

Un paese più è florido è più potrà finanziare una spesa assistenziale, meno è solido e più dovrà volgere la propria attenzione ai fondamentali della propria sopravvivenza.

Il Friuli Venezia Giulia in occasione del terribile terremoto degli anni ‘70 fece una scelta al tempo molto criticata che poi si rivelò vincente, decise di ricostruire prima le fabbriche e dopo le case.

Soltanto con la piena occupazione un paese risorge.

La mia proposta la conoscete tutti.

È la solidarietà di chi ha qualcosa in più in maniera continuativa e duratura.

Chi percepisce più di 3000 euro netti al mese, a fronte di contratti a tempo indeterminato,  la quota sovrabbondante per un breve periodo (sei mesi) potrebbe metterla a disposizione per un grande piano di rilancio di ciò che si è sempre tagliato negli ultimi trent’anni a fronte dell’ingresso di ogni nuova spesa: 1) investimenti nei settori strategici, ad iniziare da infrastrutture e manutenzione; 2) la scuola; 3) la salute.

Per tremila euro netti al mese intendo quelli percepiti attraverso stipendi, pensioni, vitalizi, indennità, con divieto di ogni forma di cumulo… ivi comprese le entrate personali di imprenditori, partite iva, autonomi, che, non potranno dividersi gli eventuali utili d’impresa, ma li dovranno obbligatoriamente investire tutti in occupazione e rilancio dell’attività.

Non potendo intaccare la spesa corrente per il personale ed avendo pochi margini di manovra sulle pensioni (se non stabilizzandone la spesa complessiva a 330 mld. l’anno) le cose su cui si è tagliato di più in questi anni sono stati gli investimenti, letteralmente massacrati e la scuola che ha visto recentemente anche le dimissioni di un ministro per carenza di fondi. E poi anche la sanità.

Consideriamo poi, che la maggior parte delle nostre infrastrutture realizzate perlopiù tra gli anni 50’ e 70’ sono ormai a fine corsa, scarsamente manutenute ed in larghi tratti divenute anche pericolose e che l’edilizia rappresenta il settore che consente una occupazione massiva di soggetti difficilmente occupabili in ragione del basso tasso di scolarità, togliendoli peraltro dal circuito dell’edilizia residenziale speculativa, ormai sovrabbondante e spesso in nero che altrettanto spesso non qualifica l’ambiente ed il nostro straordinario paesaggio.

Creare manodopera specializzata al passo con l’innovazione tecnologica, con un approvvigionamento energetico da fonti pulite ed in un circuito virtuoso, in un processo di ammodernamento di tutte le grandi reti infrastrutturali in grado valorizzare il nostro turismo e soprattutto i nostri commerci, farebbe si che quell’occupazione divenga utile e duratura (vera e non precaria) ed in grado di aggredire anche altri mercati.

Sulla scuola c’è poco da dire. È l’asse portante di una società. Ha il compito e la responsabilità di generare le future classi dirigenti. Una buona scuola attraverso la stimolazione della conoscenza e del ragionamento illumina la strada di una società nel verso della sua più nobile, sostenibile ed umana conservazione. E quando la scuola segna il passo altre scuole la sostituiscono, a cominciare da quella della strada  per finire a quella mafiosa. Il malaffare e la criminalità non si combattono soltanto in sede repressiva, anzi quando arriva l’autorità purtroppo il delitto è troppo spesso già stato commesso, ma lavorando sull’emancipazione della psiche umana ossia offrendo gli anticorpi culturali in grado di sovrastare il crimine nel momento in cui viene pensato (perché ogni crimine si genera nella testa della persona ove nessun gendarme potrà mai intervenire preventivamente).

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