Il METEO influenza la PANDEMIA: “Il freddo di marzo ha favorito il contagio in Italia, attenzione alla seconda ondata”

Pubblicato il 8 Aprile 2020 alle 8:10

Inquinamento, temperatura, età media della popolazione. Sono tanti i fattori finiti sotto la lente d’ingrandimento della scienza per tentare di spiegare alcuni aspetti della pandemia di coronavirus, che sta mettendo in ginocchio il mondo. L’inquinamento sembra essere un fattore contribuente all’alta letalità al Nord Italia. Ma anche l’aspetto meteorologico è sempre più analizzato per cercare di comprendere la diffusione della pandemia e la sua evoluzione futura.

Anche Nicola Scafetta, professore di Oceanografia e Fisica dell’atmosfera dell’Università di Napoli Federico II, ha dedicato uno studio alla relazione tra coronavirus e condizioni meteorologiche, con particolare riferimento alla temperatura. Nello studio dal titolo “A Proposal for Isotherm World Maps to Forecast the Seasonal Evolution of the SARS-CoV-2 Pandemic”, il Prof. Scafetta fa “un paragone tra le condizioni meteorologiche da gennaio a marzo 2020 tra la regione di Wuhan e le province italiane di Milano, Brescia e Bergamo. L’incredibile somiglianza tra le condizioni meteorologiche delle due regioni ci porta a constatare che c’è un’ottima condizione meteorologica che può favorire la diffusione dell’epidemia di COVID-19”.

In particolare, le condizioni meteo di Wuhan fra la fine di gennaio e febbraio, quando il contagio di COVID-19 ha colpito più gravemente la regione, è quasi identica alle condizioni meteo fra febbraio e marzo nelle province del Nord Italia”, prosegue lo studio. “Sembra che la pandemia si sia diffusa molto più rapidamente in luoghi moderatamente freddi dove la temperatura media giornaliera forse si aggirava tra 0°C e 15°C. D’altra parte, fino al 1° aprile, paesi con climi caldi (es. India, America centro-meridionale, Asia Meridionale, Africa e Oceania), così come paesi molto freddi (es. Canada, Russia, Europa nord-orientale) sembra siano stati meno infettati. È degno di nota anche il fatto che anche quando il numero dei casi è relativamente elevato, in riferimento alla popolazione, il numero dei decessi è solitamente minore nei paesi caldi. Un certo numero di studi ha stabilito che la trasmissione e la virulenza del virus influenzale dipendono anche da condizioni meteorologiche quali temperatura, umidità dell’aria e velocità del vento, così come che, nell’Emisfero Settentrionale, l’influenza è molto più diffusa durante le stagioni invernali. Un comportamento simile è stato osservato per altri coronavirus di tipo SARS appartenenti alla stessa famiglia Coronaviridae del SARS-Co-V-2”.

Nell’Hubei, “l’epidemia ha avuto il suo picco nella prima settimana di febbraio e il numero di nuove infezioni sono rapidamente calate in marzo. I dati della temperatura dimostrano che a Wuhan la temperatura giornaliera varia da 1°C a 8°C a gennaio, da 3°C a 11°C a febbraio e da 7°C a 15°C a marzo. Durante il periodo maggiormente interessato dall’infezione da COVID-19 (gennaio e febbraio), la temperatura nella regione variava da 0°C a 12°C. L’umidità media stagionale dell’aria a Wuhan è stata mediamente attorno al 70% e la velocità media del vento è stata attorno ai 10 km/h, ossia l’umidità e le condizioni di alta pressione tipiche della Cina continentale durante l’inverno, quando soffiano i soli lievi monsoni invernali”. Dal confronto della temperatura media stagionale a Wuhan “con le rilevazioni della temperatura media giornaliera nelle città italiane di Milano, Bergamo e Brescia negli stessi mesi, si vede un’eccellente correlazione tra le rilevazioni delle temperature. Tale correlazione di temperature si è verificata principalmente nei mesi di gennaio e febbraio, quando Wuhan ha fatto registrare una temperatura media equivalente rispettivamente a 4, 1 ± 3, 0°C e 8, 4 ± 3, 6°C. Le città italiane hanno fatto registrare una temperatura media equivalente rispettivamente di: 3, 8 ± 2, 0°C e 8, 1 ± 2, 1°C per Milano; di 4, 3 ± 1, 6°C e 7, 7 ± 1.7 per Bergamo; e di 3, 2 ± 2, 0°C e 7, 2 ± 1, 6°C per Brescia”, evidenzia Scafetta nel suo studio.

L’analisi mette in luce come “le tre città italiane abbiano fatto registrare un marzo relativamente freddo con una temperatura media equivalente a 9, 5 ± 2, 8 °C a Milano, 8, 8 ± 2, 9°C a Bergamo e 8, 7 ± 2, 4° C a Brescia. A marzo, la temperatura media giornaliera è oscillata tra 4°C e 15°C. Questo intervallo di temperature si adatta bene a quello misurato a Wuhan in febbraio dove la temperatura media era equivalente a 8, 4 ± 3, 6°C e la temperatura media giornaliera è oscillata tra 3°C e 18°C. A marzo, Wuhan è stata decisamente più calda: la sua temperatura media è stata equivalente a 12.9 ± 4.1°C e la temperatura media giornaliera è oscillata tra 6° C e 19°C. Va sottolineato che la bassa umidità dell’aria (dal 61% all’85%), la bassa velocità del vento (da 6 a 11 km/h) e l’alta pressione atmosferica (da 1016 a 1026 mbar) inducono una stabilità atmosferica e scarse piogge che facilita la diffusione del virus. A gennaio e febbraio i due luoghi hanno condiviso condizioni meteorologiche notevolmente simili, ma in marzo Wuhan si è riscaldata velocemente, mentre le province italiane hanno fatto registrare un clima freddo simile a quello di Wuhan in febbraio. Questi fatti potrebbero spiegare perché la pandemia di COVID-19 si è sviluppata con la stessa velocità in entrambe le regioni, ma le regioni italiane sono state colpite più duramente. Infatti il clima freddo è durato di più con settimane insolitamente fredde a inizio e a fine marzo, favorendo lo sviluppo della pandemia. Queste considerazioni indicano che le temperature comprese tra 4°C e 11°C circa, potrebbero essere quelle che maggiormente favoriscono la propagazione del COVID-19 e/o aggravano la vulnerabilità della popolazione alla sua polmonite secondaria”.

“Le regioni geografiche più vulnerabili all’epidemia di COVID-19 potrebbero essere quelle caratterizzate da una temperatura media approssimativamente fra gli 0,5°C e i 14°C. Tuttavia, a causa del ciclo delle stagioni, le regioni geograficamente più esposte all’infezione cambiano continuamente nel corso del tempo”, scrive Scafetta che proprio per questo motivo, ha elaborato delle “mappe isotermiche mondiali per ogni mese dell’anno da gennaio a dicembre”. “La zona grigio chiara è quella più colpita, mentre le zone colorate, sia quelle più fredde o più calde, sono quelle che al momento hanno registrato una pandemia meno severa”.

Ecco i risultati riportati dall’esperto:

  • In gennaio, Wuhan è gradualmente passata dalla zona verde chiara a quella grigio chiara, nel momento in cui questa regione si è riscaldata.
  • In febbraio, quando la pandemia ha colpito questa regione più duramente, Wuhan era nel mezzo della zona grigio chiara. La zona grigio chiara copriva regioni che andavano dall’Iran all’Italia e alla Spagna e coprivano parzialmente il Sudest della Francia e l’Algeria settentrionale. In questi Paesi si è osservata una rapida diffusione dell’epidemia.
  • In marzo, Wuhan si è riscaldata rapidamente ed è entrata nella zona giallo chiara e le infezioni sono diminuite. Nel frattempo la zona grigio chiara si è spostata leggermente verso Nordest, coinvolgendo altri Paesi europei quali la Germania e il Regno Unito. Le regioni dell’Italia settentrionale che includono Milano, Bergamo, Brescia, poco a Sud delle Alpi (riconoscibili nella mappa come una macchia verde scura), si trovano proprio nel mezzo della zona grigio chiara, proprio come Wuhan era in febbraio. La zona grigio chiara copre anche gran parte degli Stati Uniti d’America. In effetti, nel marzo 2020, tutti i Paesi menzionati hanno subito una significativa accelerazione della pandemia.
  • In aprile, la zona grigio chiara si sposta verso il Nordest europeo e la Russia, nel Nord America verso il Canada. Negli Stati Uniti la regione orientale si scalda presto e ed entra nelle zone giallo scure e giallo chiare, mentre gran parte della regione occidentale resta nella zona grigio-chiara. Nel frattempo, il Cile e il Sud dell’Argentina entrano nella zona grigio-chiara.
  • In maggio, la zona grigio chiara si muove verso una latitudine più alta di 50° Nord, prevalentemente nei Paesi scandinavi, in Russia e in Canada, così come in Argentina, Cile e Nuova Zelanda nell’emisfero Sud.
  • In giugno le uniche zone grigio chiare sono quelle al di sopra dei 60° di latitudine Nord, in Tibet, in parte dell’Argentina centrale e in regioni più piccole dell’Australia meridionale e del Sud Africa.
  • In luglio, le tendenze sono simili a quelle di giugno, tuttavia l’emisfero settentrionale continua a riscaldarsi.

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