CORONAVIRUS, nuovo DPCM ancora rimandato: non piacciono criteri per valutare le “ZONE ROSSE”, le REGIONI si oppongono!

Pubblicato il 3 Novembre 2020 alle 10:34

Destano forti perplessità e preoccupazione le disposizioni che comprimono ed esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e delle Province autonome, ponendo in capo al Governo ogni scelta e decisione sulla base delle valutazioni svolte dagli organismi tecnici“. E’ quanto si legge nella lettera inviata dal presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, Stefano Bonaccini, al premier Conte e ai ministri Speranza e Boccia dopo il confronto sullo schema del nuovo Dpcm. Secondo le Regioni è “indispensabile instaurare un contraddittorio per l’esame dei dati con i dipartimenti di prevenzione dei servizi sanitari regionali prima della adozione degli elenchi” delle aree a rischio.

E’ iniziata da pochi minuti, in tarda serata, una nuova riunione tra Giuseppe Conte, i ministri Francesco Boccia e Riccardo Fraccaro con i capi-delegazione delle Regioni. Si cerca di chiudere sul Dpcm che contiene le nuove norme anti-Coronavirus. L’impressione è che a Roma sarà una lunga notte di fuoco, mentre negli USA c’è lo spoglio delle elezioni presidenziali.

Il parere delle Regioni sulla bozza del Dpcm: “misure omogenee per tutt’Italia”

“La seconda ondata della pandemia sta colpendo in maniera generale tutto il territorio nazionale” per questo si ribadisce “la richiesta di univoche misure nazionali ed, in via integrativa, provvedimenti piu’ restrittivi di livello regionale e locale”. E’ quanto si legge in un passaggio del parere sulla bozza di dpcm relativo alle ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, che il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, ha trasmesso al governo. Nel provvedimento, si osserva ancora, ci sono misure che “destano forti perplessita’ e preoccupazione” e che “comprimono ruolo e compiti delle Regioni”, attribuendo “al governo ogni scelta e decisione sulla base delle valutazioni svolte dagli organismi tecnici”. Per questo motivo le Regioni ritengono “indispensabile instaurare un contraddittorio per l’esame dei dati con i dipartimenti di prevenzione dei servizi sanitari regionali prima della adozione degli elenchi delle Regioni” caratterizzate da scenari elevata o massima gravita’. Secondo le Regioni, si legge sempre nel parere, “non appaiono chiare le procedure individuate” e “le tempistiche con le quali viene declassificato il livello di rischio”. Per questo e’ importante che le regioni possano “partecipare al percorso di analisi”, anche per la “ricaduta delle misure a livello regionale”.

Le Regioni chiedono poi che “contestualmente all’emanazione del dpcm sia definito con un provvedimento di legge “l’ammontare delle risorse, unitamente a modalita’ e tempi di erogazione delle stesse, con le quali si procede al ristoro delle attivita’ economiche che hanno subito e subiscono “limitazioni, sospensioni e/o chiusure”. E “con il medesimo provvedimento – si sottolinea nel parere – e’ necessario introdurre meccanismi di sospensione dei tributi relativi agli anni fiscali 2020 e 2021 per le stesse attivita’ economiche”. Servono infine “misure normative e adeguate risorse finanziarie per i necessari congedi parentali per tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e misure economiche di conciliazione per i lavoratori autonomi”. L’obiettivo deve essere – conclude il documento – quello di dare “certezze al fine di scongiurare un effetto depressivo e conseguenti problemi sociali, assicurando la contemporaneita’ delle misure di contenimento dell’epidemia con quelle di sostegno alle categorie economiche e sociali colpite”.

 

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