8 LUGLIO 2015, il TORNADO del BRENTA: case rase al suolo, VENTI oltre i 300 km/h

Pubblicato il 8 Luglio 2020 alle 5:33

Un presupposto fondamentale che poi favorì lo sviluppo di quell’evento meteo straordinario che colpì l’area tra Dolo, Mira, Sambruson e Cazzago di Pianiga, a qualche km verso l’interno dalla laguna veneziana, va rinvenuto nei 4-5 giorni precedenti il fenomeno. Parliamo della prima settimana di luglio del 2015, con mese estivo che esordì all’insegna di un’alta pressione nordafricana con radice marocchina. Un promontorio anticiclonico a cuore caldo che invase un po’ tutta l’Italia, ma che colpì in pieno, con isoterme piuttosto roventi, soprattutto le nostre regioni centro settentrionali. Nel corso dei primi 5-6 giorni di Luglio, vi fu un crescendo di temperatura, con isoterme alla quota convenzionale di 1500 m dapprima sui +15/+16/+17°C poi via via verso i +20° e persino +22°C il giorno 7 luglio.

Valori importanti per la latitudine del nostro comparto settentrionale che al suolo significarono temperature massime mediamente sui +32/+36° C, ma punte soventi fino a 37°C o oltre e in particolare sulle pianure centro orientali, oltretutto con significativo contributo umido fornito dall’Adriatico, con tassi spesso sui 50/60%, malgrado le elevate temperature. Tanta energia termica, quindi, accumulata nei bassi strati, grazie a un anticiclone pressante ma che, in un batter d’occhio, nemmeno 24 ore, fu letteralmente “squarciato” dall’incidere poderoso di un flusso perturbato nordatlantico.

Dalla barica è bene visibile l’estesa area depressionaria, facente capo a una depressione scandinava, farsi strada in maniere dirompente dapprima verso il Nord della Francia, poi Germania e, infine, verso i settori alpini e il Nord Italia, attraverso l’affondo di un incisivo cavo depressionario. Una perdita di circa 20 gpdam in una manciata di ore con avvento in quota, intorno ai 5000 m, di isoterme sui -12/-13°C, a fronte di altre precedenti di solo 24 ore, sui -7/-8°C. Forte divario termico verticale con temperature al suolo che, per la giornata dell’8, superavano ancora i +34/+35°C, quindi divario termico verticale, K index, quasi prossimo +46/48°C circa. In più, la penetrazione ai confini con la stratosfera di un ramo del “getto sub-polare” associato ad aria secca e fredda e, negli strati prossimi al suolo, sviluppo di ciclogenesi sotto vento all’Appennino, in prossimità dei settori pianeggianti emiliano-romagnoli, in un contesto di correnti, nei bassi strati, sudoccidentali.

Tutte condizioni estremamente favorevoli allo sviluppo di supercelle temporalesche, (immagine satellitare di quel giorno di 5 anni fa) specie lungo l’ascendente depressionario al suolo coincidente proprio con la pianura veneta orientale e, da uno di queste, l’innesco, dato anche valori termici alle quote intermedie molto variegati responsabili di uno shear verticale particolarmente esasperato, di una imponente struttura vorticosa classificabile come tornado. Dai riscontri a-posteriori nonchè dalle numerose testimonianze raccolte, l’imponenza del vortice comportò lo sradicamento di alberi di grosso fusto,  cartelloni stradali divelti, tetti scoperchiati, autovetture capovolte, ma sollevate addirittura da terra e trascinate nel fiume Brenta; addirittura intere pareti o case abbattute. Bilancio in termini di danni umani: 1 morto e circa 92 feriti.  Una delle immagini simboli di quell’evento distruttivo è la foto, prima e dopo (ultima allegata) di una famosa villa settecentesca del luogo, Villa Fini, praticamente semidistrutta, dopo il passaggio dell’uragano. Una forza strepitosa che cataloga questo evento estremo tra i più forti mai accaduti in Italia se non addirittura il più forte, con venti distruttivi fino a 320 km/h.  Ripercorriamo quei spaventosi minuti del secondo pomeriggio dell’8 luglio di 5 anni fa, 2015, attraverso un video mozzafiato ripreso da un amatore di eventi estremi.

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